Stanotte Giove Pluvio ha mandata tanta di quell'acqua sulla capitale da creare fiumi e laghi dove fino a ieri c'erano strade e parcheggi col risultato di mettere in fila noi mortali ciascuno nella sua bella scatoletta motorizzata. Ci si arrangia come si può: chi fuma, chi telefona, chi ascolta la radio, chi ha travasi di bile. Io invece, dopo aver sentito tutti i radiogiornali e aver letto Repubblica, non riesco a trattenere la spinta compulsiva a commentare la vicenda (peraltro gustosissima) dell'audizione del presidente Rai in commissione di vigilanza.
Trovo straordinario che un organo dello Stato, con la presenza dei soli membri del centrodestra, chieda conto alla Rai sul perchè Fazio inviti solo politici di sinistra. Per carità, che figura meschina!
Quando al liceo iniziò anche per me la stagione delle feste (ormai decine di anni orsono...), se non avevo l'invito rosikavo e alla fine mi imbucavo: ma avevo quindici anni!!!
Questi, con l'esperienza (e l'onorario) da senatori, litigano per l'invito al programma di Fazio il quale sarebbe reo di lesa maestà escludendo gli esponenti del Governo. Direi però che pur essendo una pretesa meschina è largamente giustificata dall'inveterata tradizione dei media del belpaese (e in particolare di MammaRai) di trasformare l'informazione in un grande markettificio, dove ogni spazio è vendibile al miglior offerente.
Perchè scandalizzarsi allora, se Gasparri protesta perchè "quelli invitano chi vogliono loro"?
PS: che c'entra Fede? C'entra, c'entra.
Berlusconi, tirato per la giacca sull'argomento, ha così commentato "Fede rispetto a Fazio è un santo"...
Ahinoi, dopo la tele e il Quirinale, ora comincia a pensare agli altari!
giovedì 11 dicembre 2008
martedì 9 dicembre 2008
Più libri, più liberi
Oggi sul Corriere si legge in piccolo una notizia che mi ha fatto balzare dalla sedia. Volevo scrivere due righe su come è andata la fiera della piccola e media editoria (Più libri, più liberi) terminata ieri sera, leggo le cifre quando leggo che il gruppo Tribune, che pubblica il Chicago Tribune e il Los Angeles Times, ha chiesto l'accesso alle procedure di in bancarotta a fronte di debiti per circa 10 miliardi di euro. Ed è da rilevare che il Los Angeles Times tira 773 mila copie, mentre il Chicago Tribune 541 mila. Mica bruscolini…
Ma quello che colpisce di più è che il New York Times ha addirittura ipotecato la sua sede, nuova di pacca, sulla Ottava Avenue alla ricerca di 225 milioni di dollari. Inaugurato lunedì 17 novembre (!), il Times Center, progettato dall’equipe di Renzo Piano, svetta tra la 40ma e 41ma ed è forse il progetto più significativo portato a termine nella Grande Mela dopo l'11 settembre.
Oddìo, mi sono detto, che succede?
Certo ho letto anch’io il libro di Vittorio Sabadin sull’ultima copia del New York Times ma non mi aspettavo così presto delle notizie così gravi.
Quello che abbiamo potuto vedere alla fiera dell’Eur era però anni luce lontano da New York. Infatti si sono visti torme di appassionati del libro ondeggiare pressati lungo gli angusti corridoi del Palazzo dei Congressi ancora affascinati dalla carta stampata, anzi spasmodicamente e visceralmente attratti, da quell’antico supporto che è il libro. Nello spazio in fondo Marino Sinibaldi, con lo staff di Fahrenheit al gran completo, faceva da gran cerimoniere al caffè letterario mentre, nelle salette attorno si succedevano senza soluzione di continuità centinaia di incontri e presentazioni. Insomma, il bel pubblico e l’interesse che ogni editore agogna.
Chissà… mi pare però che una lezione da questa tre giorni la portiamo a casa, ed è una di quelle cose che a volte i grandi gruppi paiono dimenticare: dietro ogni copia venduta c’è una persona che legge e che è per questa che si deve scrivere.
Anche qui, ciò che resta è il rapporto.
Altre foto della rassegna nella galleria del blog.
Ma quello che colpisce di più è che il New York Times ha addirittura ipotecato la sua sede, nuova di pacca, sulla Ottava Avenue alla ricerca di 225 milioni di dollari. Inaugurato lunedì 17 novembre (!), il Times Center, progettato dall’equipe di Renzo Piano, svetta tra la 40ma e 41ma ed è forse il progetto più significativo portato a termine nella Grande Mela dopo l'11 settembre.
Oddìo, mi sono detto, che succede?
Certo ho letto anch’io il libro di Vittorio Sabadin sull’ultima copia del New York Times ma non mi aspettavo così presto delle notizie così gravi.
Quello che abbiamo potuto vedere alla fiera dell’Eur era però anni luce lontano da New York. Infatti si sono visti torme di appassionati del libro ondeggiare pressati lungo gli angusti corridoi del Palazzo dei Congressi ancora affascinati dalla carta stampata, anzi spasmodicamente e visceralmente attratti, da quell’antico supporto che è il libro. Nello spazio in fondo Marino Sinibaldi, con lo staff di Fahrenheit al gran completo, faceva da gran cerimoniere al caffè letterario mentre, nelle salette attorno si succedevano senza soluzione di continuità centinaia di incontri e presentazioni. Insomma, il bel pubblico e l’interesse che ogni editore agogna.
Chissà… mi pare però che una lezione da questa tre giorni la portiamo a casa, ed è una di quelle cose che a volte i grandi gruppi paiono dimenticare: dietro ogni copia venduta c’è una persona che legge e che è per questa che si deve scrivere.
Anche qui, ciò che resta è il rapporto.
Altre foto della rassegna nella galleria del blog.
lunedì 8 dicembre 2008
Quando la violenza è politica
Fin dal primo lancio sui blog twitter delle notizie sugli scontri in Grecia tra giovani e forze dell'ordine, mi sono messo spasmodicamente alla ricerca di fonti per l'approfondimento. Ma a dir poco desolante è stato il quadro fornito dai media istituzionali che hanno riportato molto debolmente la notizia, non aplificandola. I TG Rai della sera di ieri addirittura, pur essendo molto acchiappanti le immagini diffuse sul web, proprio non passavano la notizia. Perchè?
Illuminante oggi l'analisi di Sandro Viola su Repubblica che apre identificando gli scontri come "la prima reazione violenta verificatasi in occidente a causa della crisi economico-finanziaria e delle misure restrittive adottate dai vari governi."
Un silenzio organizzato quindi...
Sembra proprio che si tema che un'eccessiva esposizione mediatica possa dar fuoco alle polveri.
Ma di per sè che "ci scappi il morto" è un'ipotesi ampiamente messa in conto sia da chi agita la folla, sia da chi la deve, per professione, contenere.
Chi ha avuto occasione di respirare il fumo dei lacrimogeni sa che la piazza è una forza tremenda, incontenibile a volte. Si vivono quei momenti al rallentatore, ogni secondo sembra eterno, il cuore batte all'impazzata e, come in un sogno, la calma dentro è incredibile e assoluta.
Proprio perchè previsto non è quindi la morte di Andreas Grigoropoulos l'evento scatenante dei disordini, ne è però la scintilla, lo squillo di tromba. Quello che invece agita le masse (e che intimorisce i governi) è invece l'apparente mancanza di una via di uscita. E proprio come la folla in piazza deve essere caricata verso un luogo ampio affinchè possa disperdersi affinchè lo scontro non diventi duro (e ci scappi poi il morto), anche i giovani hanno bisogno di qualcosa in cui credere per non perdere la speranza e non cedere alla logica della violenza.
Illuminante oggi l'analisi di Sandro Viola su Repubblica che apre identificando gli scontri come "la prima reazione violenta verificatasi in occidente a causa della crisi economico-finanziaria e delle misure restrittive adottate dai vari governi."
Un silenzio organizzato quindi...
Sembra proprio che si tema che un'eccessiva esposizione mediatica possa dar fuoco alle polveri.
Ma di per sè che "ci scappi il morto" è un'ipotesi ampiamente messa in conto sia da chi agita la folla, sia da chi la deve, per professione, contenere.
Chi ha avuto occasione di respirare il fumo dei lacrimogeni sa che la piazza è una forza tremenda, incontenibile a volte. Si vivono quei momenti al rallentatore, ogni secondo sembra eterno, il cuore batte all'impazzata e, come in un sogno, la calma dentro è incredibile e assoluta. Proprio perchè previsto non è quindi la morte di Andreas Grigoropoulos l'evento scatenante dei disordini, ne è però la scintilla, lo squillo di tromba. Quello che invece agita le masse (e che intimorisce i governi) è invece l'apparente mancanza di una via di uscita. E proprio come la folla in piazza deve essere caricata verso un luogo ampio affinchè possa disperdersi affinchè lo scontro non diventi duro (e ci scappi poi il morto), anche i giovani hanno bisogno di qualcosa in cui credere per non perdere la speranza e non cedere alla logica della violenza.
sabato 6 dicembre 2008
ZuneGate? Ma dai, non scherzeremo mica...
Con tutto quello che ha da fare 'sto ragazzo...
Circola voce che il messia nero abbia un gran daffare a scusarsi con gli elettori non perchè la crisi avanzi ma perchè l'hanno visto usare un lettore MP3!
La notizia rimbalzata su vari blog (e riportata perfino dal serissimo Wall Street Journal) starebbe nel fatto che l'hanno fotografato mentre in palestra usa uno Zune (prodotto di punta fascia giovani della Microsoft, ndr). E c'è chi ora vorrebbe indietro il voto accusando Obama di tradimento!
Ecco che allora io chiamerei il grande capo indiano Esticazzi,
quello che interviene a 610 -la trasmissione di Greg e Lillo (RadioRai 2, pomeriggio)- ad illuminarci con la sua saggezza.
...
Che la si smetta di sprecare fiato perchè abbiamo tanto (ma tanto) bisogno di concretezza... con buona pace dei sostenitori del Think different.
Circola voce che il messia nero abbia un gran daffare a scusarsi con gli elettori non perchè la crisi avanzi ma perchè l'hanno visto usare un lettore MP3!
La notizia rimbalzata su vari blog (e riportata perfino dal serissimo Wall Street Journal) starebbe nel fatto che l'hanno fotografato mentre in palestra usa uno Zune (prodotto di punta fascia giovani della Microsoft, ndr). E c'è chi ora vorrebbe indietro il voto accusando Obama di tradimento!
Ecco che allora io chiamerei il grande capo indiano Esticazzi,
quello che interviene a 610 -la trasmissione di Greg e Lillo (RadioRai 2, pomeriggio)- ad illuminarci con la sua saggezza....
Che la si smetta di sprecare fiato perchè abbiamo tanto (ma tanto) bisogno di concretezza... con buona pace dei sostenitori del Think different.
venerdì 5 dicembre 2008
Web controllato? Figurati...
Il premier Berlusconi ha annunciato qualche giorno fa che proporrà al G8 il tema delle regole generali di accesso ad internet partendo dal presupposto che un fenomeno globale come la rete non possa che essere discusso a livello globale.
La cosa non dovrebbe stupire più di tanto se non fosse che fonti vicine al Governo lasciano trapelare che non hanno pronto al momento alcun documento al riguardo: ma allora, cosa vanno a proporre?
Ma c’è di più. Basta comparare il livello di accesso alla rete dalle case degli italiani con quello degli altri paesi europei per mettersi le mani nei capelli. Dietro di noi solo alcuni paesi dell’est (ma solo alcuni…) e la Grecia. Il nostro 43% è però drammaticamente lontano dal 78% delle case danesi, all’83 di quelle Olandesi e al 71 delle tedesche.
Per non parlare della banda larga che allora sì che ci mettiamo a piangere…
Ma allora, caro Presidente, più che regolamentare non sarebbe il caso di implementare?
La cosa non dovrebbe stupire più di tanto se non fosse che fonti vicine al Governo lasciano trapelare che non hanno pronto al momento alcun documento al riguardo: ma allora, cosa vanno a proporre?

Ma c’è di più. Basta comparare il livello di accesso alla rete dalle case degli italiani con quello degli altri paesi europei per mettersi le mani nei capelli. Dietro di noi solo alcuni paesi dell’est (ma solo alcuni…) e la Grecia. Il nostro 43% è però drammaticamente lontano dal 78% delle case danesi, all’83 di quelle Olandesi e al 71 delle tedesche.
Per non parlare della banda larga che allora sì che ci mettiamo a piangere…
Ma allora, caro Presidente, più che regolamentare non sarebbe il caso di implementare?
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